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Luis Enrique: «Il futuro? Ora conta solo la Roma»
Il tecnico alla vigilia della sfida col Catania: «Per le mie scelte sarà importante l'incontro che avrò con la società, ma anche vedere se riusciremo a qualificarci in Europa League»
ROMA - "Il mio futuro? Ora conta solo il futuro della Roma, che in questo momento è rappresentato dalla partita con il Catania". Luis Enrique non scioglie i dubbi sul suo futuro, prefrendo cocentrarsi sulla sfida con il Catania domani all'Olimpico, ultima partita casalinga per la Roma. Il tecnico giallorosso, però, fa capire che per le sue scelte saranno determinanti alcuni fattori: "il comportamento della squadra in queste ultime due partite", "l'eventuale qualificazione in Europa" ma, soprattutto, l'incontro con la società a fine stagione "che sarà importante. Non fondamentale, ma importante". "Non ho ancora deciso -spiega il tecnico in conferenza stampa alla vigilia del match col Catania- Perché restano due partite, e sarà importante capire cosa saremo in grado di fare. Stiamo inseguendo l'Europa dall'inizio della stagione. Vediamo se saremo in grado di raggiungerla. Poi incontrerò la società. Sarà un incontro importante. Non fondamentale".
ANNO DIFFICILE - Luis Enrique si aspettava un impatto difficile al suo primo anno in Italia. "Non pensavo che fosse ancora più difficile, ma non è stato facile. Mi aspettavo che ci fossero delle difficoltà. Ma i tifosi sono stati straordinari, e la società ha fatto tutto quello che poteva fare. Per me questo è un campionato bellissimo e interessante: è più bello quando non si sa ancora chi vincerà e chi si qualificherà in Champions o in Europa League".
DELIO ROSSI - "L’episodio di mercoledì con protagonista Delio Rossi? È stata una cosa brutta da vedere. Mi spiace perché posso comprendere il comportamento e lo stato d’animo di tutti e due i personaggi coinvolti: è un episodio brutto ma sicuramente sono tutti e due brave persone e dei professionisti. Calcisticamente il calcio italiano ha le sue caratteristiche ma non è così diverso dagli altri: sono infatti in testa al campionato le due squadre migliori, che giocano il calcio più bello. Umanamente, poi, tra giocatori, allenatori e stampa, siamo tutti uguali: c’è di tutto in giro, come negli altri paesi. Relativamente al singolo episodio di Firenze dico che mi dispiace sia per il calciatore sia per l’allenatore".
TIFOSI - "La maggioranza dei tifosi è dalla parte di chi alzato le mani? Questo in effetti è un po’ strano. Faccio una riflessione: la prima cosa che mi hanno chiesto i tifosi una volta arrivato a Trigoria è stata: “Mister, falli correre e fagli tirare fuori gli attributi”. Ma poi, nel corso della stagione, ogni volta che ho fatto qualcosa che andava proprio in questa direzione, ai tifosi non è andata giù. Mi riferisco ad esempio all’episodio di De Rossi a Bergamo. Ho fatto quello che credevo anche loro volevano, ma invece è successo un casino. Non voglio parlare del singolo episodio di Daniele che è una bravissima persona e un gran giocatore, ma del concetto generale. Se faccio un discorso del genere con Curci non succede nulla, ma se lo faccio De Rossi o con Totti succede un caos. Questo non vuol dire che non apprezzo il tifo romanista. Anzi, loro sono la parte che rende diverso e speciale questo ambiente: sono davvero instancabili e ci hanno sostenuto anche quando abbiamo giocato male. Loro sono fedeli al massimo, sono davvero passionali. Proprio per questo mi spiace non avergli dato in questo primo anno le gioie che meritavano".
FILOSOFIA - "Il mio primo obiettivo dal primo giorno che sono diventato allenatore dellaRoma è quello di formare innanzitutto una squadra, poi vengono i risultati. Vengono prima gli interessi della squadra e poi i quelli personali, i miei compresi. L’episodio di De Rossi contro l’Atalanta è l’esempio più lampante di questo, ma, ripeto, lo prendo solo come esempio: Daniele è una bravissima persona. Ma ciò non toglie che lo rifarei: secondo me così si vince. Nessuno viene prima della squadra, nemmeno Messi".
TRANQUILLITA' - "Squadra troppo protetta? A me piace proteggere la mia squadra perché io da allenatore vedo il suo comportamento ogni giorno in allenamento e so cosa fanno e danno in campo. Certo tutti possiamo fare di più, ma di sicuro so che i giocatori lavorano meglio in un clima di tranquillità. Io ho cercato di dare appunto questo a loro, proprio per farli rendere al meglio. Io sarò sempre vicino ai miei giocatori quando loro si comportano bene quotidianamente nel loro lavoro. Se quest’ultima cosa non accadesse lo direi subito e anzi non sarei ancora qui ad allenarli".
VOCI - "Infastidito dalle voci su Villas Boas o Montella? No, assolutamente: sono tecnici di livello altissimo. E la squadra nemmeno ne ha risentito: sanno che oggi il loro tecnico è Luis Enrique e non è né il primo, né il secondo allenatore che avranno. Quando ho deciso di venire qua ho parlato con Baldini e Sabatini, col tempo ho imparato a conoscerli e ho capito quanto fossero seri: sia loro, sia il resto della società. Montella? Non ho vissuto nessun confronto con lui. Vincenzo è stato un calciatore incredibile: ho visto i suoi quattro gol nel derby contro la Lazio e so che è stato un idolo dei tifosi. È giovane, ha personalità e mi sembra un allenatore di livello altissimo. Ho avuto l’opportunità di conoscerlo a Coverciano, è simpaticissimo e gli auguro un grandissimo futuro".
CATANIA - "La partita di domani è importantissima, certo. Voglio capire la mia squadra come si comporta e parlerò solo alla fine. Richieste per la società? Non ce ne sono, quando qualcuno ti dà già il cento per cento non si può chiedere di più".
ANNO DIFFICILE - Luis Enrique si aspettava un impatto difficile al suo primo anno in Italia. "Non pensavo che fosse ancora più difficile, ma non è stato facile. Mi aspettavo che ci fossero delle difficoltà. Ma i tifosi sono stati straordinari, e la società ha fatto tutto quello che poteva fare. Per me questo è un campionato bellissimo e interessante: è più bello quando non si sa ancora chi vincerà e chi si qualificherà in Champions o in Europa League".
DELIO ROSSI - "L’episodio di mercoledì con protagonista Delio Rossi? È stata una cosa brutta da vedere. Mi spiace perché posso comprendere il comportamento e lo stato d’animo di tutti e due i personaggi coinvolti: è un episodio brutto ma sicuramente sono tutti e due brave persone e dei professionisti. Calcisticamente il calcio italiano ha le sue caratteristiche ma non è così diverso dagli altri: sono infatti in testa al campionato le due squadre migliori, che giocano il calcio più bello. Umanamente, poi, tra giocatori, allenatori e stampa, siamo tutti uguali: c’è di tutto in giro, come negli altri paesi. Relativamente al singolo episodio di Firenze dico che mi dispiace sia per il calciatore sia per l’allenatore".
TIFOSI - "La maggioranza dei tifosi è dalla parte di chi alzato le mani? Questo in effetti è un po’ strano. Faccio una riflessione: la prima cosa che mi hanno chiesto i tifosi una volta arrivato a Trigoria è stata: “Mister, falli correre e fagli tirare fuori gli attributi”. Ma poi, nel corso della stagione, ogni volta che ho fatto qualcosa che andava proprio in questa direzione, ai tifosi non è andata giù. Mi riferisco ad esempio all’episodio di De Rossi a Bergamo. Ho fatto quello che credevo anche loro volevano, ma invece è successo un casino. Non voglio parlare del singolo episodio di Daniele che è una bravissima persona e un gran giocatore, ma del concetto generale. Se faccio un discorso del genere con Curci non succede nulla, ma se lo faccio De Rossi o con Totti succede un caos. Questo non vuol dire che non apprezzo il tifo romanista. Anzi, loro sono la parte che rende diverso e speciale questo ambiente: sono davvero instancabili e ci hanno sostenuto anche quando abbiamo giocato male. Loro sono fedeli al massimo, sono davvero passionali. Proprio per questo mi spiace non avergli dato in questo primo anno le gioie che meritavano".
FILOSOFIA - "Il mio primo obiettivo dal primo giorno che sono diventato allenatore dellaRoma è quello di formare innanzitutto una squadra, poi vengono i risultati. Vengono prima gli interessi della squadra e poi i quelli personali, i miei compresi. L’episodio di De Rossi contro l’Atalanta è l’esempio più lampante di questo, ma, ripeto, lo prendo solo come esempio: Daniele è una bravissima persona. Ma ciò non toglie che lo rifarei: secondo me così si vince. Nessuno viene prima della squadra, nemmeno Messi".
TRANQUILLITA' - "Squadra troppo protetta? A me piace proteggere la mia squadra perché io da allenatore vedo il suo comportamento ogni giorno in allenamento e so cosa fanno e danno in campo. Certo tutti possiamo fare di più, ma di sicuro so che i giocatori lavorano meglio in un clima di tranquillità. Io ho cercato di dare appunto questo a loro, proprio per farli rendere al meglio. Io sarò sempre vicino ai miei giocatori quando loro si comportano bene quotidianamente nel loro lavoro. Se quest’ultima cosa non accadesse lo direi subito e anzi non sarei ancora qui ad allenarli".
VOCI - "Infastidito dalle voci su Villas Boas o Montella? No, assolutamente: sono tecnici di livello altissimo. E la squadra nemmeno ne ha risentito: sanno che oggi il loro tecnico è Luis Enrique e non è né il primo, né il secondo allenatore che avranno. Quando ho deciso di venire qua ho parlato con Baldini e Sabatini, col tempo ho imparato a conoscerli e ho capito quanto fossero seri: sia loro, sia il resto della società. Montella? Non ho vissuto nessun confronto con lui. Vincenzo è stato un calciatore incredibile: ho visto i suoi quattro gol nel derby contro la Lazio e so che è stato un idolo dei tifosi. È giovane, ha personalità e mi sembra un allenatore di livello altissimo. Ho avuto l’opportunità di conoscerlo a Coverciano, è simpaticissimo e gli auguro un grandissimo futuro".
CATANIA - "La partita di domani è importantissima, certo. Voglio capire la mia squadra come si comporta e parlerò solo alla fine. Richieste per la società? Non ce ne sono, quando qualcuno ti dà già il cento per cento non si può chiedere di più".
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