Pablo Osvaldo e Daniele De Rossi
ROMA - Intelligenza chiama normalità. Non c’è stato un chiarimento scenografico, nemmeno un salto mentale alla partita con l’Atalanta. «Non abbiamo niente di cui discutere» ha spiegato Zeman ai dirigenti ieri mattina, prima di accogliere i giocatori per l’allenamento. E così il caso De Rossi, più rumoroso della questione Osvaldo, è stato liquidato con una certa flemma. La flemma zemaniana. Per il bene della Roma non è pace e non è guerra. E’ condivisione di un gioco delle parti in cui ognuno ha bisogno degli altri.
L’INCROCIO - De Rossi anzi ha fatto un passo distensivo, al rientro dalla trasferta con la Nazionale. Educato e non plateale. All’ingresso in campo, in ritardo rispetto agli altri a causa di una serie di massaggi, ha salutato a uno a uno i medici e i componenti dello staff tecnico. Compreso Zeman, che lo aspettava con il fischietto al collo: anche a lui ha stretto la mano davanti alle telecamere di Roma Channel. L’allenatore a quel punto gli ha chiesto di raggiungere gli altri giocatori impegnati nel lavoro differenziato con l’assistente Andreazzoli e il preparatore Ferola. E tutto è ripartito, nell’indifferenza generale.
LA SOCIETA’ - I dirigenti hanno ritenuto opportuno non intervenire, né ufficialmente né informalmente. Ai giocatori hanno parlato, ovvio. L’avevano già fatto anche nei giorni scorsi, per telefono. Ma senza prendere una posizione netta sull’argomento. La gestione degli equilibri «tecnici», nel senso più ampio del termine che comprende anche i comportamenti, per ora è del tutto demandata a Zeman. Non è escluso che un confronto vero possa esserci oggi, quando la squadra sarà al completo con i ritorni di Bradley, Pjanic e Piris.
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