Ovvero di una partita particolarmente emozionante. Di giornate emozionanti. Quella di ieri anche più che stasera in campo (non ci sarà Balotelli nell’Italia, ma soprattutto non ci sarà Messi per l’Argentina). Perché ieri mattina De Rossi è stato ricevuto da Papa Francesco e assieme a lui tutti i giocatori e le delegazioni delle due squadre in un udienza privata nella Sala Clementina. Il Santo Padre si è rivolto ai calciatori con semplicità, con parole come sempre piene di significato. Dapprima ha scherzato: «Veramente sarà un po’ difficile per me fare il tifo… Ma per fortuna è un’amichevole, e mi raccomando che sia veramente così. Uno sportivo, pur essendo professionista, quando coltiva questa dimensione di “dilettante”, fa bene alla società, costruisce il bene comune a partire dai valori della gratuità, del cameratismo, della bellezza». Poi il Pontefice ha aggiunto: «Prima di essere campioni, siete uomini, persone umane, con i vostri pregi e i vostri difetti, con il vostro cuore e le vostre idee, le vostre aspirazioni e i vostri problemi. E allora, anche se siete dei personaggi, rimanete sempre uomini, nello sport e nella vita. Uomini, portatori di umanità». E proprio dall’incontro con Papa Francesco è cominciata la conferenza stampa di De Rossi: «Non ho mai avuto modo di incontrare un Papa prima di stamattina - ha detto Daniele -. Mi è sembrata una persona molto semplice, più dei suoi predecessori. E’ stata davvero un’esperienza unica». Poi sulla partita: «Quella di domani (oggi, ndr) è una gara importantissima. E’ un’amichevole ma c’è grande attenzione e saremo sotto i riflettori. Anche se la condizione fisica sarà scadente sia per noi sia per loro, visto che molti argentini giocano in Europa».
Poi le domande tornano inesorabilmente ad essere sulla Roma. SuOsvaldo, ad esempio, e su una possibile partenza dell’attaccante italo-argentino: «Se sono ottimista? Non so se esserlo o meno. Perdere Osvaldo sarebbe perdere un gran giocatore. Io perderei un amico e un compagno di stanza diligente. Ma non voglio parlarne, mi dà fastidio quando parlano di me». E si torna a commentare il derby del 26 maggio: «Io e Antonio(Candreva, seduto accanto a lui in conferenza stampa, ndr) ci siamo visti una settimana dopo il derby di Coppa Italia, quella sconfitta brucia, ma bisogna rispettare sempre l’avversario che ha fatto il suo dovere e ha festeggiato con moderazione. Noi avremmo fatto di peggio. Siamo un po’ indietro sotto certi aspetti, basti pensare agli insulti ai danni di Pjanic dopo le dichiarazioni sul gol di Lulic. Penso che una conferenza congiunta sarebbe auspicabile. Rispetto ad altri Paesi siamo indietro di 10 anni. Il calcio italiano non è maturo per una conferenza stampa congiunta. In particolare a Roma».
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