| Pjanic, un altro gol a Garcia |
| Venerdì 09 Agosto 2013 10:45 |
DANIELE GIANNINI
A volte uno sguardo vale più di mille parole. Questa è una di quelle volte. E lo sguardo diRudi Garcia al termine della partita col Toronto la dice lunga su quanta parte abbiaMiralem Pjanic nella Roma che ha in mente. «Tecnicamente è un giocatore importanteper il mio gioco - le parole del tecnico -. Non solo lui, ma anche lui». E dopo quell’"Anchelui" arriva quella smorfia che sa tanto di stima profonda.
Un’ammirazione calcistica nata non certo ieri per i due gol, peraltro belli entrambi, delcentrocampista bosniaco (che è stato premiato come migliore in campo), ma più dicinque anni fa. Era il maggio del 2008 e Miralem era da poco diventato maggiorenne.Ancora non c’era stata per lui la Roma e neppure il Lione nel quale è esploso. Pjanic era un ragazzo promettente che dal Lussemburgo aveva fatto i pochi chilometri necessariper arrivare fino a Metz, la squadra con la quale ha fatto il suo ingresso nel calciofrancese.
Alla 38esima giornata del campionato 2007-2008 la sua squadra riceve il Le Mans sullacui panchina c’è un allenatore emergente, Rudi Garcia. Una squadra che davantischiera un giovane giocatore della Costa d’Avorio di cui il suo tecnico già si fidaparecchio, Gervinho. Quella partita finisce 4-3 per il Metz di Pjanic e Miralem segnadopo 13 minuti la sua quarta rete stagionale, quella del momentaneo 2-0. Forse Garciagià quel giorno si era innamorato dei piedi e della testa di un ragazzo dai mezzistraordinari. Quelli che nell’ultimo anno sono rimasti un po’ nascosti, impantanti nellastagione da dimenticare della Roma. Ma del passato recente, per lo meno quello diPjanic, a Garcia non sembra interessare granché: «Quello che ha fatto l’anno scorsoMiralem non mi interessa, il Pjanic che vedo io oggi è quello che ho conosciuto inFrancia. L’importante adesso è che lui si senta bene in campo giocando con gli altricentrocampisti».
E lui lì, nel gioco di questa nuova Roma, sembra trovarcisi a meraviglia. Una caricadiversa, un’energia diversa. E gli stessi piedi morbidi di sempre. Quelli con cui ha messodentro la punizione del 3-1 in Canada. A modo suo, a passare sopra la barriera perinfilarsi abbondantemente sotto la traversa, come a dire che anche con il muroavversario parecchio più vicino per lui non sarebbe stato un problema. E poil’aggressività con cui è andato a recuperare la palla per lanciarsi nel contropiede del 4-1definitivo concluso con dribbling sul portiere e palla dentro la rete col tacco.
Un Pjanic così può cambiare il volto di qualsiasi squadra, contro qualsiasi avversaria,figurarsi contro il Toronto: «Abbiamo fatto una buona partita - ha detto Garcia -. Non misono piaciuti i primi 20 minuti, troppi errori tecnici nei passaggi. A livello difensivo l’inizionon è stato buono. Poi siamo migliorati. Quando è entrato Pjanic ha cambiato la gara». Ora c’è il Chelsea a Washington per continuare a far vedere come si fa a cambiare le partite. Semplici prove in attesa di andare in scena per un spettacolo che ha inprogramma 38 repliche. La Prima il 25 agosto a Livorno.
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